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Ali d'Acqua III
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San Francisco

C’era in effetti una ragione per cui aveva scelto San Francisco come base per la sua attività, una ragione che il Capo - quello che ha visto Tutto, ma proprio Tutto - non mancava mai di sottolineare, ridacchiando dietro la barba bianca.
La transustanziazione di Gabriel era avvenuta a New York, ma solo perché è lì che ci sono Quartieri Celestiali attrezzati a rendere il transfert più veloce e preciso. Comunque la sua missione l’avrebbe stanziato nella West Coast.
In nome di quella libertà di scelta, prerogativa anche dei Servitori Alati della Suprema Volontà, poteva decidere il luogo dove avrebbe stabilito la sua dimora terrena.
Ovviamente Los Angeles era la meta privilegiata di ogni Angelo in distacco temporaneo sul Pianeta Terra, e lì Gabe si diresse, inizialmente, studiando la città, il cielo sopra la città, le correnti nascoste sotto la città, lungo le quali si muoveva l’energia che avrebbe dovuto utilizzare, o combattere, una volta che il Leviatano si fosse svegliato.
Scattò moltissime foto di quella metropoli, riservandosi di studiarle con calma. Era un posto che lo affascinava, pieno di stimoli e vibrazioni, ma voleva vedere anche San Francisco. Perché poi, alla fine, tutto l’immaginario terrestre che aveva destinato Gabe fra le fila degli Angeli Custodi dei Sistemi Galattici, da lì derivava.
Intanto quella città portava il nome del santo più eccentrico e incredibile avesse mai incontrato, fra le Sfere; un tipo che a volte metteva in soggezione perfino il Figlio del Capo, quando discutevano del modo migliore per mandare avanti l’Azienda.
E poi, San Francisco era il posto dove gran parte di quel Tutto - perlomeno la parte più fragorosa e divertente - era accaduta: da quando, sulla spiaggia di Big Sur, Jack, Neal, Allen e compagnia lanciavano i loro “Urli”, prendendo poi la destination anyywhere on the road, a quando, in un’estate probabilmente più luminosa di altre, l’Amore esplose riempendo cielo, terra, mare e strade.

A questo pensava Gabe, mentre sorseggiava un caffè lungo, in un diner di Glendale, con le foto scattate a L.A. in bella mostra di fronte a sè, sul tavolino di alluminio anodizzato.
E fu in questa postura che lo trovò Gracelyn, passandogli accanto, e non potendo fare a meno di notare le istantanee di luoghi a lei noti, della Città degli Angeli. Il suo sguardo incuriosito non sfuggì al fotografo, che comunque continuò a bere il suo caffè, facendo finta di nulla, per non mettere in imbarazzo la bella ragazza dai lunghi capelli lisci e luminosi, e lo sguardo di smeraldo.
Il giorno dopo Gabriel arrivò a San Francisco. Con la testa piena delle note dei Quicksilver Messenger Service e i Moby Grape; l’anima che risuonava dei versi di Ferlinghetti e Ginsberg; gli occhi pieni dei colori di Fragole e Sangue e Clint Eastwood che inseguiva Scorpio, con una 44 Magnum lunga come la spada di Michele Arcangelo, il suo compagno di banco al liceo.
La prima tappa fu il Golden Gate, naturalmente, e non perché avesse urgenze da cartolina. Semplicemente quello era il ponte più bello del mondo, sulla Baia più bella del mondo. E mentre la nebbia del mattino iniziava a diradarsi, capì che i miracoli accadono, e anche agli Angeli è concesso di stupirsi, almeno una volta nel corso della loro immortale esistenza. Cosa che, durante l’apprendistato, il suo tutor Daniele aveva sempre rimarcato.
Accanto ai piloni rosso carminio del Ponte, meraviglia incarnata dei fotogrammi più affascinanti e visionari di Vertigo di Hitchcock, c’era la ragazza del diner, quella coi capelli lisci e luminosi, e la gonna lunga che sembrava la coda di una Sirena. Era scalza, e giocava con l’acqua che b agnava dolcemente la battigia.
In quel momento Gabe, se mai avesse avuto ancora delle riserve, decise che San Francisco sarebbe stata la sua casa. Scoprì in seguito che Grace viveva a Los Angeles, e la cosa lo divertì, parendogli assolutamente congrua: un’Ondina che abitava nella Città degli Angeli. Un Arcangelo che viveva a due passi dalla Porta Dorata dell’Oceano.
E quando venne il tempo della Spiaggia Bianca, nel punto in cui le onde e le nuvole si toccano, tra L.A. e Frisco, tutto divenne chiaro, per Gabriel e Gracelyn. E iniziarono ad amarsi.

A pagina 50...

L’aereo iniziò la manovra di discesa verso l’aeroporto Richland di Sidney. Rillassando i muscoli e chiudendo gli occhi, Gracelyn si concentrò, il tempo si cristallizzò, e in un attimo che parve durare in eterno, mentre gli atomi del suo corpo si scomponevano, e poi riprendevano forma, fu sulla Spiaggia Bianca.

Parcheggiò senza troppa cura per la forma, spense il motore, e si mise in ascolto dei rumori che provenivano dall’isolato a poche decine di metri davanti a lui: urla, sirene della polizia, passi veloci. C’era tempo per l’orrore, e il tempo, dopotutto, non aveva alcun senso, sulla Spiaggia Bianca, dove l’attendeva Grace.

- Da qui è quasi irreale... voglio dire, sembra di assistere a un qualche strano spettacolo, un film...
- Si, e sarebbe bello poter rimanere fino alla fine, semplici spettatori... - Grace appoggiò la testa sulla spalla del suo Angelo, prendendogli la mano nella sua.

- Lo sarebbe si... - lo sguardo di Gabe vagava, rivolto in basso, verso quel buffo pianeta pieno di concitazione, che potevano osservare, dal divano rosso sulla spiaggia bianca fra nuvole e onde, quasi fosse un prisma sfaccettato, e ognuna delle facce corrispondesse a un luogo, un tempo, una realtà diversa, ma sempre facente parte di un Unico. Gabe sorrise all’Ondina scalza, che ricambiò quel sorriso con uno sguardo pieno d’amore.
-A volte mi sento distante da tutto questo... il Kraken, il Leviatano... quasi fosse davvero uno spettacolo annunciato per la stagione in corso, un film che ho già visto, ma del quale non ricordo il finale...
- Non è un film, purtroppo, sirenella - la interruppe Gabriel, facendosi di colpo serio - anche se è uno spettacolo che va in replica da... sempre.
- E stavolta tocca a noi cercare di scriverlo, quel finale...
- Già.
Gabe strinse la mano dell’Ondina, accarezzandole dolcemente le dita - Guarda! Lì... li vedi Grace? - indicò un punto del prisma sfaccettato, alla destra del centro. Gracelyn allungò la testa, ma non riusciva a distinguere nulla di particolare, solo un andirivieni di volti, un sommesso mormorio di pensieri, suoni e rumori mischiati a formare una strana sinfonia, quasi ipnotica.
- Lì - disse Gabe, avvicinando la testa a quella della Sirena. I suoi capelli avevano il profumo dell’Oceano in estate, quando i gabbiani volano verso il sole che sorge.
- Si, li vedo, ora... - disse Grace.
Rimasero per lunghi istanti in silenzio, osservando il bimbo che ascoltava concentrato, con gli occhi pieni di meraviglia, dondolando le gambe sulla panchina del parco, mentre la voce dell’uomo coi capelli bianchi leggeva - I Viaggi di Gulliver, riuscì a decifrare Grace, anche da quella distanza.
- Ci sono ancora padri che leggono libri ai loro figli! Guarda, è arrivato a pagina 50... - ridacchiò Gabe.
- Il nonno... è suo nonno - affermò Grace, con sicurezza. Gabe si voltò a fissarla, per un attimo, poi tornò a guardare in quel prisma, che conteneva un pianeta.
- E’ un mondo assurdo, ma a volte sorprendente...
- …e pieno di miracoli - disse Grace.
- Già - Gabe sorrise, e sollevò la mano destra, dove per un istante brillò una luminescenza diafana, fatta di tutti i colori, che parve prendere la forma di una spada di luce - e merita un happy ending.
- Si - Grace lo baciò sulla guancia, stringendosi ancora più stretta a lui.



Edited by Roberto Sonaglia - 29/11/2009, 15:20

 
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Paradiso con la P maiuscola, non solo perchè a inizio di frase, e quotidianità minuscola allo stesso modo misti in un impasto linguisto che stupisce senza mai cadere nel banale, pur riuscendo a stupire per la semplicità di alcune soluzioni stilistiche. L'amore poi, è -meravigliosamente- quel sentimento contro cui nulla può nessuno, nemmeno un angelo, ti coglie alla sprovvista, e non puoi farne a meno...
E tutto insieme a un po' di imprevista banalità, e gli intrecci ironici del destino...

Un appunto sull'inizio della seconda parte, il primo Gracelyn penso sia invece un Gabriel, mentre su "e in un attimo che parve durasse in eterno" penso sia più corretto dire parve DURARE in eterno...

Ad ogni modo, mi piaci come nei capitoli precedenti...
Per quanto riguarda i miei scritti metto subito nel forum 'Rotaia', che penso (spero) ti interesserà.

I poeti son giovani e belli e portano in cuore la luce del sole e un canto d'uccelli; e la strada del borgo natio, la pioggia sui tetti, la povera gente amata da Dio.
Poesia, poesia, deh proteggimi ovunque io sia! poesia, poesia.

I poeti son vecchi signori che mangian le stelle distesi sui prati delle loro ville, e s'inventano zingare e more per farsi credibili agli occhi del mondo col loro dolore.
Poesia, poesia, poesia, poesia.

I poeti si fanno le pippe coi loro ricordi: la casa, la mamma, le cose che perdi; e poi strisciano sui congiuntivi: se fossi, se avessi, se avessi e se fossi, se fossimo vivi.
Poesia, poesia, deh proteggimi ovunque io sia! poesia, poesia.

I poeti hanno visto la guerra con gli occhi degli altri che tanto per vivere han perso la pelle; così scrivon piangendo cipolle su barbe profetiche intinte nel vino che pure gli serve.
Poesia, poesia, Poesia, poesia.

I poeti son liberi servi di re e cardinali che van ripetendo noi siam tutti uguali; e si tingono di rosso vivo
ciascuno pensando "Il giorno del nobel farò l'antidivo".
Poesia, poesia, deh proteggimi ovunque io sia! poesia, poesia.

I poeti sono litri di vino bevuti per noia, per scriver parole davanti al mattino, mentre sognano bambine nude
che uscendo da scuola li prendon per mano e gli danno la viola.
Poesia, poesia, Poesia, poesia.

I poeti son giovani stanchi che servon lo stato sputandogli in faccia perché sia dannato,e sbandierano cieli e fontane, messaggi e colombe, a noi le campane, ai ricchi le trombe.
Poesia, poesia, poesia, poesia... (Roberto Vecchioni)
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Principe di Galassia Arte

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Continuo a seguire con attenzione i tuoi commenti, che trovo assolutamente pregnanti, e le osservazioni, ringraziandoti davvero per l'interesse con cui segui questa storia, che si svilupperà in direzioni magari impreviste, non so, spero...
Paradiso e quotidianità, Amore al quale nemmeno un Angelo e un'Ondina possono resistere... in fondo parla di questo Ali d'Acqua, e del destino del Mondo che è nelle mani di quei Super-Eroi chiamati Uomini e Donne (con le maiuscole, naturalmente).

Per quanto riguarda le tue due osservazioni, la seconda l'ho corretta, è vero, suona meglio come hai scritto tu. La prima invece è proprio 'Gracelyn'... sono due paragrafi separati, quelli in cui i nostri eroi si smaterializzano per ritrovarsi nella Spiaggia Bianca: nel primo c'è Grace sull'aereo, nel secondo Gabe in auto. Impaginando non avevo lasciato la riga vuota per separarli :D

Vengo subito a leggere il tuo 'Rotaia'.

 
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view post Posted on 1/12/2009, 23:11Quote
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Imperatore di Galassia Arte

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Matteo (ricordo bene, il tuo nome è Matteo, vero? :unsure: ) ha fatto un'osservazione giustissima, o magari ha visto come me Quel Luogo che descrivi in modo così acuto, che sembra davvero stia parlando un Angelo appena sceso dal Paradiso! Daniele che fa da tutor al suo apprendistato è un assoluto colpo di genio :lol: E poi... quel flashback del primo incontro tra Lui e Grace... Leggendo alcuni capitoli del racconto, come questo, per esempio, mi accorgo che ci sono immagini così nitide che riesco a visionare talmente bene, da sembrarmi di guardare un film... e non scherzo :lol:
Per quanto riguarda il resto, vita quotidiana, con gioie e dolori comuni a tutti i mortali, colgono anche Gabe e Grace, che nonostante la loro natura 'divina', sono costretti dagli eventi a vivere il loro Amore solo sulla Spiaggia Bianca, in attesa di tempi migliori... ma nonostante questo, intravedono in quel nonno e quel bambino, le gioie che solo la consapevolezza e la continuità della Vita possono dare.

Edited by Samy California - 2/12/2009, 00:31

 
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3 replies since 2/11/2009, 12:56
 
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