La Tata è uno di quei telefilm che non passano mai di moda.

Mi ricordo che io, mio fratello e mia madre non ne perdevamo una puntata. Era estate, erano gli anni novanta, c'era qualcosa in quel periodo che ora non c'è più, ma la Tata è sempre la stessa: mi faceva ridere allora, anche se molte battute non le capivo, e mi fa ridere oggi.
Lei è sempre stato il mio mito, mi inorgogliva sapere che si chiamasse Francesca, come me.

La straordinarietà di questa serie sta anche nella versione italiana. Nella versione originale, Francesca non è italiana, ma di religone ebrea (e qui ci sarebbe da fare un discorso a parte, visto che l'essere ebreo non vuol dire appartenere ad un territorio preciso). Nonostante questo, nella versione di casa nostra, con i dovuti cambiamenti, non si rilevano discrepanze. Anzi. Zia Yetta, zia Assunta (rispettivamente nonna e mamma di Francesca, nella versione americana) rispecchiano le italiane vecchio stampo.
E' un telefilm che non ha bisogno di volgarità, è ironico, puro, semplice, unico.

